Tra le pagine del mio blog oggi trovate l’articolo di Nicole. Giovanissima ragazza lucana con la passione della lettura, Nicole ci racconta la sua personalissima esperienza presso un Workcamp in Galizia, Spagna. E chi pensava che andare a lavorare come volontario all’estero potesse essere anche una formativa e divertente vacanza? Leggere per credere.

‘Workcamp’, ‘Campo di lavoro’… Lette così, nero su bianco, queste parole potrebbero non risultare molto attraenti, anzi il rischio è quello che facciano addirittura pensare a qualcosa di noioso o faticoso, insomma non di certo ad un’esperienza con cui arricchire la propria estate. Eppure, queste parole sono state per me come una calamita… Sin da quando le ho lette sul sito di Legambiente, hanno avuto un fascino particolare che mi ha spinta a voler fare questa esperienza. E adesso posso dire che le mie aspettative sono state di gran lunga superate e che questo workcamp, durato dal 1 al 12 agosto 2015, il primo per me, mi ha permesso di essere soddisfatta della mia estate e di arricchirmi, in soli dodici giorni, più di quanto potessi sperare.

Spagna, Galizia, As Corcerizas: dimora dell’ostello più ecologico al mondo, con sei pale eoliche, più di quarantadue pannelli solari e una turbina idraulica… Questo è il posto che ha ospitato la mia avventura e, per una diciottenne che aveva come primo obiettivo quello di immergersi nella natura e provare a capirla meglio, ci poteva forse essere un posto migliore?
Dunque, la location: è stata la prima sorpresa e la prima nota positiva nel mio indice di gradimento personale.

La mia prima speranza era appunto quella di entrare in contatto con la natura, dal momento che questo privilegio non è così a portata di mano nella mia vita di tutti i giorni… Chiedetemi pure se ci sono riuscita, perché sarò felice di rispondervi di sì! E oltre ad essermici immersa, ne sono anche rimasta incantata. Io credo che quando ci si trova di fronte a distese di colline brulle e vegetazione selvaggia, con sorgenti d’acqua tanto fredda quanto trasparente che spuntano qua e là e sentieri immersi in un verde acceso che contrasta prepotentemente con l’azzurro del cielo, o si sottovaluta la bellezza del contesto, o la si percepisce così chiaramente da sentirsi fortunati ad essere lì e non riuscire a smettere di guardarsi intorno continuamente.

Io ero tra quelli con la testa in continuo movimento e il sorriso fisso sulle labbra. Lo so, le mie parole potrebbero sembrare retorica arricchita da frasi fatte, ma purtroppo non ho la possibilità di riportarvi sulle montagne galiziane insieme a me, né sono così abile da ricreare quelle immagini qui, con le mie parole… Quindi, non avete altra scelta che fidarvi di me quando vi dico che, durante un’uscita fatta per raccogliere mirtilli, sono stata la prima a stupirmi della facilità con cui, in certi posti, è naturale dimenticare qualsiasi cosa, perché il cervello è troppo occupato a ricevere a getto continuo immagini e sensazioni che, purtroppo, ci vengono incontro troppo raramente.

E a proposito dei mirtilli, un’altra delle mie speranze era quella di fare cose nuove e, se mai osassi lamentarmi riguardo a questo punto, sarei praticamente un’eretica. Pane fatto in casa, cosmetici biologici, succo di mele preparato nel modo più tradizionale che possiate immaginare, marmellata realizzata con frutti di bosco raccolti personalmente, la possibilità di accarezzare il dorso di un gufo prima di assistere alla sua liberazione… Per non parlare della meditazione e dello yoga, ma soprattutto del lavoro: biocostruzioni. Preparare la “massa”, con tanto di mascherine e occhiali protettivi, raccogliere pietre a bordo di carriole e scegliere quelle più adatte per innalzare le mura e colmare gli spazi vuoti. Il tutto inserito in un contesto fatto di lavoro di squadra, consigli chiesti ad alta voce, in un inglese non perfetto ma vivace, giochi inseriti qua e là e chiacchiere che portano a conoscersi meglio.

Come avrete capito, se potessi occuperei altre tre pagine ricordando tutto ciò che, in dodici giorni, mi ha regalato emozioni, ma se lo facessi vi perderei per strada e, invece, io voglio che riusciate a seguirmi con attenzione fino alla fine, perché l’esperienza lo merita davvero, quindi io dovrò rinunciare a dire proprio tutto, ma voi dovrete usare un po’ di fantasia.

Quindi, giusto per ricapitolare, location, paesaggi ed esperienze hanno ottenuto il massimo dei voti… Cosa manca al nostro indice di gradimento? Ma certo, le persone! A costo di risultare monotona, non posso che fare commenti positivi. Oltre venti ragazzi, tutor e volontari provenienti da Spagna, Francia, Ungheria, Russia, Romania, Taiwan e, nel mio caso, Italia… Età diverse, lingue, abitudini e mondi diversi, che riescono con facilità a trovare contatti, a creare un linguaggio comune fatto non solo di parole, a raccontarsi a vicenda e a mettersi in gioco senza troppi freni. Come si fa a non apprezzare un’occasione di confronto e di crescita personale così rara?

Insomma, di ingredienti speciali ce ne sono a bizzeffe, dai più espliciti ai più nascosti… Io, sperando di aver reso giustizia almeno in parte a quest’esperienza, ho provato a farvi assaporare quelli fondamentali e spero di essere riuscita per lo meno ad incuriosirvi un po‘. Ad ogni modo, anche se non doveste essere tanto buon gustai quanto me, io dico che in un contesto del genere riuscireste a trovare almeno un ingrediente che vi soddisfi a pieno, anche se piccolo e solitario. Se poi foste così fortunati da riuscire ad apprezzarli tutti, come nel mio caso, l’unica sfortuna sarebbe quella di non poter ritrovare in nessun altro posto l’atmosfera e la magia che, amalgamati tutti insieme, vi avrebbero fatto assaporare.